SVENDITA DI UNA NAZIONE
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SVENDITA DI UNA NAZIONE
http://www.youtube.com/watch?v=QtW4EqTOdhY
Questo è il testo del video:
Prima di affrontare e di incamminarci direttamente verso il tema centrale dell’articolo, c’è bisogno di fare un “piccolo” excursus storico che affonderebbe le sue radici addirittura negli anni ’30 del ‘900, ma per semplificare il flusso di questa storia, con tante ombre e poche luci, partiamo dal dopoguerra. Dopo la seconda guerra mondiale e la nascita della Repubblica, i maggiori partiti italiani dell’epoca, la DC e la sinistra facente capo al PCI, si trovarono a decidere insieme quale struttura economica dare al nascente Stato italiano. Vennero rifiutati entrambi i sistemi dominanti dell’epoca, cioè il liberismo statunitense e il collettivismo sovietico; la nuova forma economica che prese vita fu quella dello stato imprenditore. Con questo modello il potere economico statale si trovava a competere con le leggi del mercato, in concorrenza con i privati, con lo scopo di incoraggiare, anche con l’ausilio privato, l’economia del paese. Questo è il sistema della cosiddetta “terza via”, che aiuterà l’Italia a crescere dal dopoguerra in avanti.
Alla base dello stato imprenditore vi era l’IRI, nato nel 1933 come ente di “salvataggio”, che dopo il 1948 divenne il vero e proprio regolatore dei rapporti statali nel mondo industriale ed economico.(...) Un altro ente importante per comprendere al meglio la presenza dello stato nell’economia era l’ENI, impegnato nel settore degli idrocarburi. Esso gestiva le partecipazioni statali nel settore dell’industria petrolifera e nei settori della petrolchimica.(...)
Anni ’80, qui incontriamo i primi due personaggi chiave: Romano Prodi e Carlo De Benedetti. Il primo venne nominato presidente dell’IRI nel 1982, il secondo, invece, era ed è il proprietario del gruppo Repubblica/Espresso. Prodi, nei 7 anni che sarà alla guida dell’IRI, darà prova di grande ambiguità e scaltrezza, infatti, in qualità di presidente concederà alla società di consulenze finanziarie “Nomisma”, della quale è dirigente, incarichi miliardari (alla faccia del conflitto di interesse). Il primo grande colpo di Prodi alla presidenza dell’IRI fu la vendita dell’Alfa Romeo alla FIAT, dalla quale la sua Nomisma prese grosse somme in tangenti, per soli 1000 miliardi a rate, mentre la FORD offriva 2000 miliardi in contanti (il fiuto per gli “affari” è sicuramente innato!) .E’ nel 1986 che Carlo De Benedetti sale in cattedra. Infatti, un anno prima, il governo...decise di privatizzare...la SME...
Il consiglio di amministrazione dell’IRI fu incaricato dell’operazione, anche se la decisione finale spettava al governo. Il buon Romano Prodi si mise subito all’opera. Con accordi privati con la Buitoni (presieduta da De Benedetti), svende il 64,36% della SME a soli 393 miliardi, quando il valore complessivo di mercato era di circa 3.100 miliardi. Naturalmente, secondo chissà quale visione economica naif, Prodi non prende neanche in esame le offerte maggiori degli altri acquirenti interessati alla SME. Alla fine, comunque, a rompere le uova nel paniere al duo De Benedetti‐Prodi è Bettino Craxi, il quale non diede autorizzazione di vendita e ritenne di mantenere la SME nell’ambito pubblico...
... è il 2 giugno 1992, sul panfilo “BRITANNIA” di sua Maestà la Regina Elisabetta, ci fu un incontro più o meno riservato tra top manager italiani e britannici. Erano presenti i presidenti di ENI, INA, AGIP, SNAM, ALENIA e Banco Ambrosiano, oltre all’ex ministro del Tesoro Beniamino Andreatta e al direttore generale del Tesoro “Mario DRAGHI”. La discussione fu incentrata sul tema delle “privatizzazioni” del comparto pubblico italiano, e la discussione si basò soprattutto su una critica al sistema italiano, reo di essere “lontano da un vero processo di privatizzazioni per ragioni culturali, di sistema politico e di specificità delle aziende da cedere", come ebbe a dire sullo “yacht reale” il presidente dell’INA Lorenzo Pallesi. Ad inasprire il dibattito ci pensò il consigliere di Confindustria Mario Baldassarri, che incalzò:” Per privatizzare servono 4 condizioni: una forte volontà politica; un contesto sociale favorevole; un quadro legislativo chiaro; un ufficio centrale del governo che coordini tutto il processo di privatizzazioni. Da noi oggi non se ne verifica nemmeno una". (...)
(...)Ricordate le 4 condizioni per le privatizzazioni del “Britannia”?
Numero 1 (una forte volontà politica): dopo la scomparsa, causa Tangentopoli, dei partiti storici DC/PSI, si avvicendarono al governo vari “tecnici”, tutti fortemente propensi al nuovo corso economico; i nomi e cognomi di questi tecnici sono: Carlo Azeglio Ciampi, Giuliano Amato, Lamberto Dini, i già citati Andreatta e Draghi ed in seguito anche altri protagonisti.
Numero 2 (un contesto sociale favorevole): beh, in quegli anni di grande caos, dove l’indignazione contro una classe politica “corrotta”(e statalista) che veniva spazzata via dalle inchieste(?) era alta, e dove il debito pubblico schizzava alle stelle, anche se non era un reale problema, il contesto era sicuramente favorevole per lasciare spazio alle privatizzazioni.
Numero 3 (un quadro legislativo chiaro): il quadro normativo cominciò ad essere chiaro dal 1993, con il già citato accordo Andreatta/Van Miert, che regolava la ricapitalizzazione del settore siderurgico a patto che lo si privatizzasse e l’azzeramento del debito delle imprese statali. Inoltre, con il cosiddetto “decreto Amato” si trasformarono in società per azionil’IRI, l’ENI, l’ENEL e l’INA, e con successivi decreti verrà regolamentata la pratica delle privatizzazioni.
Numero 4 (un ufficio centrale del governo che coordini tutto il processo di privatizzazioni): ed ecco anche l’ufficio, cioè il “Comitato Permanente di Consulenza Globale e Garanzia per le Privatizzazioni”, presieduto dal tecnocrate Draghi.(..)
(.. )Nel corso del 1993 ritorna in auge un personaggio che abbiamo già incontrato nella nostra storia: Romano Prodi. Ritornato alla presidenza dell’IRI, dopo esser stato consulente per la Goldman Sachs, Prodi procedette alla svendita del gruppo Cirio-Bertolli-De Rica (comparto SME), alla società Fisvi, la quale non aveva i requisiti necessari per l’acquisto. Ed ecco perché questo giochetto: la Fisvi acquista a due soldi il gruppo, e a sua volta cederà il controllo della Bertolli all’UNILEVER (multinazionale alimentare anglo-olandese). Chi era “l’advisory director” (direttore per le consulenze) dell’UNILEVER?? La risposta è semplice: l’impareggiabile Romano Prodi. Risale al 1993 anche la prima privatizzazione di una delle grandi banche pubbliche, il “Credito Italiano”. La “Merril Lynch” (banca d’affari americana), incaricata come consulente dall’IRI, valuterà il prezzo di vendita del Credito Italiano in 8/9.000 miliardi, ma alla fine verrà svenduta per 2.700 miliardi, e cioè il prezzo stabilito dalla “Goldman Sachs”(altra banca d’affari americana). (...) Nel 1996, a vincere le elezioni è il centrosinistra guidato dal “santo spirito” Romano Prodi, che cede un altro 16% delle quote ENI ed inoltre privatizzò la Dalmine e la Italimpianti appartenenti al gruppo IRI. E’ nel 1997 che Prodi dà il meglio di sé, infatti, ritorna a “trattare” col suo vecchio amico l’Ingegner Carlo De Benedetti. Sugli “affari” fatti dai due, l’ex segretario del Partito Liberale ed ex ministro dell’Industria Renato Altissimo sentenziò: “Infostrada — cioè la rete telefonica delle Ferrovie dello Stato – fu ceduta all’Ingegnere per 750 miliardi di lire da pagare in comode rate. Subito dopo De Benedetti vendette tutto per 14mila - ripeto - 14mila miliardi di lire ai tedeschi di Mannesman”. Un vero e proprio regalo si direbbe! Sempre quell’anno Prodi mise sul mercato “Telecom”, con le azioni che furono vendute ad un prezzo irrisorio, infatti, appena un anno dopo le stesse azioni varranno sul mercato 5 volte di più (+ 514%). Dopo la caduta del governo Prodi nell’Ottobre 1998, a prendere il suo posto è Massimo D’Alema, uno dei tanti post-comunisti convertitisi alla causa liberista, che nel Novembre dello stesso anno privatizzerà la BNL, con la consulenza della JP Morgan (altra banca d’affari americana). Nel 1999, dopo il “decreto Bersani” che liberalizzava il settore dell’energia, venne privatizzata l’ENEL e sempre quell’anno venne ceduta la società Autostrade alla famiglia Benetton (quella delle magliette). L’ultima fase di privatizzazione riguarda quel poco che era rimasto all’ENI, infatti, l’onnipresente Goldman Sachs acquisterà l’appetibile patrimonio immobiliare dell’ente per il valore di 3000 miliardi di lire. La cara Goldman farà incetta anche di altri immobili, come quelli della Fondazione Cariplo, mentre la Morgan Stanley (ennesima banca d’affari americana) si catapulterà all’acquisto dei patrimoni di Unim, Ras e Toro. Secondo studi eseguiti dal “Sole 24 ore”, i gruppi esteri oramai posseggono più patrimoni ex-pubblici di quanti ne posseggano gruppi italiani. La fase delle privatizzazioni si può ritenere chiusa nel 2002, con la dismissione e la liquidazione dell’IRI.
Così, in meno di 10 anni, un intero sistema economico viene distrutto e tutto quello che ha reso l’Italia uno dei più grandi paesi a livello internazionale viene ridotto a poco più che uno spezzatino. Grazie allo scempio di queste svendite l’Italia si è giocata il 36% del suo PIL, e cioè della sua ricchezza. I maggiori artefici di questo processo predatorio dello Stato italiano sono gli stessi uomini che ci hanno consegnato nelle mani dell’Europa e nella morsa della moneta unica. Sono gli stessi che oggi vengono pontificati come profeti della buona politica,“grandi statisti”; ma prima o poi arriverà anche per loro, il giorno in cui dovranno rispondere al tribunale della storia e a tutti gli italiani per il loro alto tradimento alla patria. Per gli affaristi, che hanno svenduto l’Italia e gli italiani al peggiore offerente, quel giorno arriverà.
Sperando che giustizia ci sia.
A.D.G. La Voce del Corsaro
Questo è il testo del video:
Prima di affrontare e di incamminarci direttamente verso il tema centrale dell’articolo, c’è bisogno di fare un “piccolo” excursus storico che affonderebbe le sue radici addirittura negli anni ’30 del ‘900, ma per semplificare il flusso di questa storia, con tante ombre e poche luci, partiamo dal dopoguerra. Dopo la seconda guerra mondiale e la nascita della Repubblica, i maggiori partiti italiani dell’epoca, la DC e la sinistra facente capo al PCI, si trovarono a decidere insieme quale struttura economica dare al nascente Stato italiano. Vennero rifiutati entrambi i sistemi dominanti dell’epoca, cioè il liberismo statunitense e il collettivismo sovietico; la nuova forma economica che prese vita fu quella dello stato imprenditore. Con questo modello il potere economico statale si trovava a competere con le leggi del mercato, in concorrenza con i privati, con lo scopo di incoraggiare, anche con l’ausilio privato, l’economia del paese. Questo è il sistema della cosiddetta “terza via”, che aiuterà l’Italia a crescere dal dopoguerra in avanti.
Alla base dello stato imprenditore vi era l’IRI, nato nel 1933 come ente di “salvataggio”, che dopo il 1948 divenne il vero e proprio regolatore dei rapporti statali nel mondo industriale ed economico.(...) Un altro ente importante per comprendere al meglio la presenza dello stato nell’economia era l’ENI, impegnato nel settore degli idrocarburi. Esso gestiva le partecipazioni statali nel settore dell’industria petrolifera e nei settori della petrolchimica.(...)
Anni ’80, qui incontriamo i primi due personaggi chiave: Romano Prodi e Carlo De Benedetti. Il primo venne nominato presidente dell’IRI nel 1982, il secondo, invece, era ed è il proprietario del gruppo Repubblica/Espresso. Prodi, nei 7 anni che sarà alla guida dell’IRI, darà prova di grande ambiguità e scaltrezza, infatti, in qualità di presidente concederà alla società di consulenze finanziarie “Nomisma”, della quale è dirigente, incarichi miliardari (alla faccia del conflitto di interesse). Il primo grande colpo di Prodi alla presidenza dell’IRI fu la vendita dell’Alfa Romeo alla FIAT, dalla quale la sua Nomisma prese grosse somme in tangenti, per soli 1000 miliardi a rate, mentre la FORD offriva 2000 miliardi in contanti (il fiuto per gli “affari” è sicuramente innato!) .E’ nel 1986 che Carlo De Benedetti sale in cattedra. Infatti, un anno prima, il governo...decise di privatizzare...la SME...
Il consiglio di amministrazione dell’IRI fu incaricato dell’operazione, anche se la decisione finale spettava al governo. Il buon Romano Prodi si mise subito all’opera. Con accordi privati con la Buitoni (presieduta da De Benedetti), svende il 64,36% della SME a soli 393 miliardi, quando il valore complessivo di mercato era di circa 3.100 miliardi. Naturalmente, secondo chissà quale visione economica naif, Prodi non prende neanche in esame le offerte maggiori degli altri acquirenti interessati alla SME. Alla fine, comunque, a rompere le uova nel paniere al duo De Benedetti‐Prodi è Bettino Craxi, il quale non diede autorizzazione di vendita e ritenne di mantenere la SME nell’ambito pubblico...
... è il 2 giugno 1992, sul panfilo “BRITANNIA” di sua Maestà la Regina Elisabetta, ci fu un incontro più o meno riservato tra top manager italiani e britannici. Erano presenti i presidenti di ENI, INA, AGIP, SNAM, ALENIA e Banco Ambrosiano, oltre all’ex ministro del Tesoro Beniamino Andreatta e al direttore generale del Tesoro “Mario DRAGHI”. La discussione fu incentrata sul tema delle “privatizzazioni” del comparto pubblico italiano, e la discussione si basò soprattutto su una critica al sistema italiano, reo di essere “lontano da un vero processo di privatizzazioni per ragioni culturali, di sistema politico e di specificità delle aziende da cedere", come ebbe a dire sullo “yacht reale” il presidente dell’INA Lorenzo Pallesi. Ad inasprire il dibattito ci pensò il consigliere di Confindustria Mario Baldassarri, che incalzò:” Per privatizzare servono 4 condizioni: una forte volontà politica; un contesto sociale favorevole; un quadro legislativo chiaro; un ufficio centrale del governo che coordini tutto il processo di privatizzazioni. Da noi oggi non se ne verifica nemmeno una". (...)
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Numero 1 (una forte volontà politica): dopo la scomparsa, causa Tangentopoli, dei partiti storici DC/PSI, si avvicendarono al governo vari “tecnici”, tutti fortemente propensi al nuovo corso economico; i nomi e cognomi di questi tecnici sono: Carlo Azeglio Ciampi, Giuliano Amato, Lamberto Dini, i già citati Andreatta e Draghi ed in seguito anche altri protagonisti.
Numero 2 (un contesto sociale favorevole): beh, in quegli anni di grande caos, dove l’indignazione contro una classe politica “corrotta”(e statalista) che veniva spazzata via dalle inchieste(?) era alta, e dove il debito pubblico schizzava alle stelle, anche se non era un reale problema, il contesto era sicuramente favorevole per lasciare spazio alle privatizzazioni.
Numero 3 (un quadro legislativo chiaro): il quadro normativo cominciò ad essere chiaro dal 1993, con il già citato accordo Andreatta/Van Miert, che regolava la ricapitalizzazione del settore siderurgico a patto che lo si privatizzasse e l’azzeramento del debito delle imprese statali. Inoltre, con il cosiddetto “decreto Amato” si trasformarono in società per azionil’IRI, l’ENI, l’ENEL e l’INA, e con successivi decreti verrà regolamentata la pratica delle privatizzazioni.
Numero 4 (un ufficio centrale del governo che coordini tutto il processo di privatizzazioni): ed ecco anche l’ufficio, cioè il “Comitato Permanente di Consulenza Globale e Garanzia per le Privatizzazioni”, presieduto dal tecnocrate Draghi.(..)
(.. )Nel corso del 1993 ritorna in auge un personaggio che abbiamo già incontrato nella nostra storia: Romano Prodi. Ritornato alla presidenza dell’IRI, dopo esser stato consulente per la Goldman Sachs, Prodi procedette alla svendita del gruppo Cirio-Bertolli-De Rica (comparto SME), alla società Fisvi, la quale non aveva i requisiti necessari per l’acquisto. Ed ecco perché questo giochetto: la Fisvi acquista a due soldi il gruppo, e a sua volta cederà il controllo della Bertolli all’UNILEVER (multinazionale alimentare anglo-olandese). Chi era “l’advisory director” (direttore per le consulenze) dell’UNILEVER?? La risposta è semplice: l’impareggiabile Romano Prodi. Risale al 1993 anche la prima privatizzazione di una delle grandi banche pubbliche, il “Credito Italiano”. La “Merril Lynch” (banca d’affari americana), incaricata come consulente dall’IRI, valuterà il prezzo di vendita del Credito Italiano in 8/9.000 miliardi, ma alla fine verrà svenduta per 2.700 miliardi, e cioè il prezzo stabilito dalla “Goldman Sachs”(altra banca d’affari americana). (...) Nel 1996, a vincere le elezioni è il centrosinistra guidato dal “santo spirito” Romano Prodi, che cede un altro 16% delle quote ENI ed inoltre privatizzò la Dalmine e la Italimpianti appartenenti al gruppo IRI. E’ nel 1997 che Prodi dà il meglio di sé, infatti, ritorna a “trattare” col suo vecchio amico l’Ingegner Carlo De Benedetti. Sugli “affari” fatti dai due, l’ex segretario del Partito Liberale ed ex ministro dell’Industria Renato Altissimo sentenziò: “Infostrada — cioè la rete telefonica delle Ferrovie dello Stato – fu ceduta all’Ingegnere per 750 miliardi di lire da pagare in comode rate. Subito dopo De Benedetti vendette tutto per 14mila - ripeto - 14mila miliardi di lire ai tedeschi di Mannesman”. Un vero e proprio regalo si direbbe! Sempre quell’anno Prodi mise sul mercato “Telecom”, con le azioni che furono vendute ad un prezzo irrisorio, infatti, appena un anno dopo le stesse azioni varranno sul mercato 5 volte di più (+ 514%). Dopo la caduta del governo Prodi nell’Ottobre 1998, a prendere il suo posto è Massimo D’Alema, uno dei tanti post-comunisti convertitisi alla causa liberista, che nel Novembre dello stesso anno privatizzerà la BNL, con la consulenza della JP Morgan (altra banca d’affari americana). Nel 1999, dopo il “decreto Bersani” che liberalizzava il settore dell’energia, venne privatizzata l’ENEL e sempre quell’anno venne ceduta la società Autostrade alla famiglia Benetton (quella delle magliette). L’ultima fase di privatizzazione riguarda quel poco che era rimasto all’ENI, infatti, l’onnipresente Goldman Sachs acquisterà l’appetibile patrimonio immobiliare dell’ente per il valore di 3000 miliardi di lire. La cara Goldman farà incetta anche di altri immobili, come quelli della Fondazione Cariplo, mentre la Morgan Stanley (ennesima banca d’affari americana) si catapulterà all’acquisto dei patrimoni di Unim, Ras e Toro. Secondo studi eseguiti dal “Sole 24 ore”, i gruppi esteri oramai posseggono più patrimoni ex-pubblici di quanti ne posseggano gruppi italiani. La fase delle privatizzazioni si può ritenere chiusa nel 2002, con la dismissione e la liquidazione dell’IRI.
Così, in meno di 10 anni, un intero sistema economico viene distrutto e tutto quello che ha reso l’Italia uno dei più grandi paesi a livello internazionale viene ridotto a poco più che uno spezzatino. Grazie allo scempio di queste svendite l’Italia si è giocata il 36% del suo PIL, e cioè della sua ricchezza. I maggiori artefici di questo processo predatorio dello Stato italiano sono gli stessi uomini che ci hanno consegnato nelle mani dell’Europa e nella morsa della moneta unica. Sono gli stessi che oggi vengono pontificati come profeti della buona politica,“grandi statisti”; ma prima o poi arriverà anche per loro, il giorno in cui dovranno rispondere al tribunale della storia e a tutti gli italiani per il loro alto tradimento alla patria. Per gli affaristi, che hanno svenduto l’Italia e gli italiani al peggiore offerente, quel giorno arriverà.
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
tuttavia le cose non possono cambiare ... la corruzione nel nostro paese continua a produrre danni .. si continua a stringere la cinghia ed a lavorare come forsennati sempre più a vantaggio dei gruppi economici che hanno comperato per due soldi il paese. Istrioni si avvicendano nei banchi parlamentari mentre le decisioni sono appannaggio dei soliti farabutti. Ma, per fortuna siamo ormai giunti al fondo e, non avendo altra via percorribile .... , non potendo mangiare brioches in alternativa al pane di MariaAntonettiana memoria, porremo finalmente mano alla realizzazione del mio sogno dal vago sapore Felliniano ... una efficiente ghigliottina a vapore in Piazza Montecitorio con nastri trasportatori provenienti dalle Camere, dalle sedi di illustri giornali, da vari consigli di Amministrazione, ....
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
questa sarà storia che non leggeremo mai sui libri......di storia
su questo blog http://lavocedelcorsaro.myblog.it/ la versione integrale e molto altro ancora.
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
Non ho escluso nessuno dal viaggio sul nastro trasportatore ...
Ma, come impedire che altri opportunisti parassiti prendano il loro posto ??
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
Sono perfettamente a conoscenza di queste "manovre", me ce ne sono state di altre dove si è massacrato senza pietà il buon lavoro italiano e ciò che si è costruito...........Ci hanno svenduti e non siamo più niente.
Rimane solo una strada da percorrere.............. REVOLUTION, non vedo purtroppo altro.
A.M.
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
già ma dovremo farla primache ci sequestrino e se le vendano per pochi centesimi , le nostre beneamate armiantonio mitelli ha scritto:Sono perfettamente a conoscenza di queste "manovre", me ce ne sono state di altre dove si è massacrato senza pietà il buon lavoro italiano e ciò che si è costruito...........Ci hanno svenduti e non siamo più niente.
Rimane solo una strada da percorrere.............. REVOLUTION, non vedo purtroppo altro.
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
No, le vere rivoluzioni sono quelle delle idee .. nella storia nessuna rivoluzione ha avuto successo se dietro non c'erano consolidate idee e corretti progetti politici. Le rivoluzioni " distruttive " hanno soltanto creato inutili morti e pericolosi capipopolo finiti ad essere o feroci dittatori o marionette politiche.
E' il nostro modo di pensare, la nostra volontà di perseguire obiettivi .... ma dispero se, ancora oggi, l'nteresse per la politica si riduce alla sola cura dei propri interessi di bottega o del " coltivare " speranze per elemosinare lavoro e quant'altro ...
Manca una visione politica ad ampio raggio ....
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
sempre non fidandomi delle notizie "ufficiali" ripenso che i media mi "dicevano" di considerare/pensare male di craxi e/o poi di berlusconi, ecc. in questo video si sente craxi che prevede la fine che stiamo per fare nell'euro
http://www.youtube.com/watch?v=lW-HKXaEfl8
in questo altro video che segue si discute delle privatizzazioni dei beni pubblici di tempo fa o prima serie, la marcegallia oggi con il suo "papello" stile rijna cerca con minacce di imporre una nuova privatizzazione e chiede di fare in fretta , si rende conto che il popolo incomincia a capire e chiedere referendum per tornare indietro, che berlusconi e bossi capiscono l'onda popolare e non vogliono privatizare gli ultimi beni nazionali.
nel video si cita anche la nave reale britannia, territorio inglese venuta in italia per concordare il piano di rapina tra i capitalisti anglosassoni e i "sinistri" traditori della patria
http://www.youtube.com/watch?NR=1&v=_X1mRGrnGso
http://www.youtube.com/watch?v=lW-HKXaEfl8
in questo altro video che segue si discute delle privatizzazioni dei beni pubblici di tempo fa o prima serie, la marcegallia oggi con il suo "papello" stile rijna cerca con minacce di imporre una nuova privatizzazione e chiede di fare in fretta , si rende conto che il popolo incomincia a capire e chiedere referendum per tornare indietro, che berlusconi e bossi capiscono l'onda popolare e non vogliono privatizare gli ultimi beni nazionali.
nel video si cita anche la nave reale britannia, territorio inglese venuta in italia per concordare il piano di rapina tra i capitalisti anglosassoni e i "sinistri" traditori della patria
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
questo altro video serve per farvi sorridere dopo il sangue-amaro dei due sopra.
mario monti descrive i preggi dell'euro nei confronti della grecia
http://www.youtube.com/user/LaVocedelCo ... q7omxEXhR8
se questi sono gli esperti che ci devono guidare.........voglio scendere
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
Esatto... per il resto, quoto tutti voi.ordotempli ha scritto:No, le vere rivoluzioni sono quelle delle idee .. nella storia nessuna rivoluzione ha avuto successo se dietro non c'erano consolidate idee e corretti progetti politici. Le rivoluzioni " distruttive " hanno soltanto creato inutili morti e pericolosi capipopolo finiti ad essere o feroci dittatori o marionette politiche.
E' il nostro modo di pensare, la nostra volontà di perseguire obiettivi .... ma dispero se, ancora oggi, l'nteresse per la politica si riduce alla sola cura dei propri interessi di bottega o del " coltivare " speranze per elemosinare lavoro e quant'altro ...
Manca una visione politica ad ampio raggio ....
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
Ed ancora :
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Quando un pAESE svende così tristemente e nello stesso modo, distruggendo intere famiglie, le proprie risorse ...
MA COSA ALTRO CI ATTENDE ? FORSE MAI SAREMO NAZIONE.
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
e triste ma sta diventando un modo di vita mondialeordotempli ha scritto:Ed ancora :
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
Avete visto le Iene sulle dismissioni degli edifici pubblici degli enti tipo Inps? Prima erano di loro proprietà, ora lo stato paga milioni di euro di affitto e la straordinaria manutenzione é addossata, per una norma capestro, agli stessi affittuari. La gestione é di una sedicente società europea di cui non si sa nulla. Chi saranno i suoi proprietari?
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
i soliti NOTI , che, non pagano nemmeno le tasse.
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
E CI CHIEDONO DI PAGARE LE TASSE perche non hanno i soldi da pagare in mazzette ai padroni occultiCalico ha scritto:Avete visto le Iene sulle dismissioni degli edifici pubblici degli enti tipo In ps? Prima erano di loro proprietà, ora lo stato paga milioni di euro di affitto e la straordinaria manutenzione é addossata, per una norma capestro, agli stessi affittuari. La gestione é di una sedicente società europea di cui non si sa nulla. Chi saranno i suoi proprietari?
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
E le auto blu? Ne vogliamo parlare? Mi è stato detto da conoscenti ministeriali che le hanno effettivamente diminuite (come proprietà) ma adesso le affittano... a costi maggiori ovviamente.
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
mazzettano di piu sputtanandosi di menoparicutin ha scritto:E le auto blu? Ne vogliamo parlare? Mi è stato detto da conoscenti ministeriali che le hanno effettivamente diminuite (come proprietà) ma adesso le affittano... a costi maggiori ovviamente.
P.S. nella pubblicità del ministero contro gli evesori , si vede nel filmato un poveraccio con la barba lunga che spacciano per evasore fiscale, invece di farsi un giro nei porti e darsene private
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
E non solo ... negli aereoporti manca, ormai da tempo, lo spazio necessario al parcheggio degli aerei privati ... jet da milioni di dollari .......
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
By Silvia Baraldini, intervistata da Striscia sull'Ape Blu: "E non sapete che ogni parlamentare ha diritto ad avere un suo ufficio privato per svolgere il suo lavoro; quell'ufficio costa circa 5300 euro al mese!"
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
@ tutti, ma sopratutto ai leghisti ..... affichè meditino
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
ordotempli ha scritto:@ tutti, ma sopratutto ai leghisti ..... affichè meditino
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
????? P&D ...non capisco
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
Un parlamentare della regione Sicilia, muovendosi tra i meandri delle leggi della regione autonoma è riuscito a ritagliarsi una pensione da 500000 euro anno, la trovo una cifra assurdaper una pensione
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
@Pyno&dino ma la Corte dei Conti allora per cosa la paghiamo?
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
Purtruppo gli abusi sono possibili, sopratutto in quelle regioni dove la pressione demografica e la assoluta assenza di un regolare sviluppo economico, rendono l'impiego pubblico la sola aspettativa di lavoro. I politici locali, per le proprie "necessità elettorali" , hanno bisogno di garantire lavoro .... uffici pubblici stacolmi e, naturalmente, poco efficienti. Anche l' Amministrazione dello Stato utilizzava (ora non più) tale incremento come riduttore della cronica disoccupazione. Due, in taluni casi, tre dipendenti dove ne sarebbe bastato uno ... dividendo però le paghe .... stipendi sempre al disotto della decenza ... e negli uffici uno lavorava e l'altro, o gli altri due, bighellonavano, o avevano (ma ora non è più possibile) un secondo lavoro ...
Es. Nell'ufficio dove lavoravo avevo ben tre autisti ... ma una malandata alfa-sud con ben venti anni di servizio ....
I primi due computer (arrivati nel 1991) erano già obsoleti (window's 3.1) e nessun programma .. utilizzammo dei programmi piratati per consentire finalmente un minimo d'efficienza ....
I cittadini hanno sempre ignorato cosa fosse la realtà dietro il paravento ... a norma di legge non avrei potuto utilizzare gli autisti per incarichi diversi nè programmi piratati, nè far funzionare gli uffici con impianti fuori norma, e nemmeno sostenere il carico della efficienza richiestami ...
come al fronte quando non arrivano nè munizioni, nè automezzi, nè scarpe idonee ..... e, se il cittadino se ne lamenta, gli si raccontano balle ... ancora oggi.
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
La Corte dei Conti dovrebbe controllare che le uscite siano innanzi tutto coperte, che siano congrue e giustificate ....
coperte : lo Stato emette debito pubblico quando le leggi impedirebbero di sovvenzionare spese senza effettiva copertura in tal modo "si farà fronte con risparmi sul ..." risparmi che, puntualmente, ci si dimentica di fare.
giustificate : giustificazioni sempre non accettabili ma accettate puntualmente.
coperte : lo Stato emette debito pubblico quando le leggi impedirebbero di sovvenzionare spese senza effettiva copertura in tal modo "si farà fronte con risparmi sul ..." risparmi che, puntualmente, ci si dimentica di fare.
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
meditando:
40-anni-fa nelle scuole del regnopubblico d'italia il libro "cuore" era libro di testo, i briganti dei cattivi, garibaldi un santo, una sola versione una sola storia, da circa 20-anni ci permetto la " revisione storica" semi-ufficiale dell'unità d'italia,
complessi di colpa ?
senso di giustizia ?
ci preparano alla futura separazione ?
Bho ! aspettiamo e vediamo.
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Re: SVENDITA DI UNA NAZIONE
Ci sono voci di famiglia che sostengono che Edmondo picchiava la moglie 
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