un breve estratto da un articolo pubblicato sul link
http://sergiodicorimodiglianji.blogspot ... te-il.html discute di come i partiti tradizionali cercano di denigrare (riuscendoci) gli eletti del M5S di grillo a causa della vera opposizione che stanno facendo contro il governo collaborazionista sostenuto da PDL e PD
parte dell'articolo :
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si sta discutendo in aula il cosiddetto "Decreto Legge del Fare per il rilancio dell'economia e dello sviluppo". Un nome bellissimo, da fare invidia a John Maynard Keynes.
Se avesse anche un solo rigo dedicato alla realtà del paese, varrebbe la pena votarlo.
Il problema è che, in tale decreto, non mi pare che esista nulla che affronti o risolva nessuno -in nessun campo, segmento, àmbito, dimensione- dei seri problemi della nazione: lavoro, occupazione, welfare, povertà, tasse, gestione del credito, sistema bancario.
Come prevede la Legge, il governo ha redatto un testo e lo ha sottoposto allo studio e al vaglio della specifica commissione parlamentare, il cui compito consisteva nell'accettarlo così com'era oppure immettere degli emendamenti suggeriti dai membri della commissione. A quel punto, il testo finiva in aula e il governo apriva un dibattito tra tutte le forze presenti in parlamento per chiedere una discussione e un voto su quegli emendamenti. Il M5s, dopo aver letto queste paginette piene di nulla ha proposto 803 emendamenti. "Troppi, ragazzi, voi siete matti!" hanno risposto dalla presidenza del consiglio. In realtà è vero. E così sono stati ridotti a 75. "Ancora troppi, non ci stiamo nei tempi". Qualche mugugno, ma ha vinto l'efficienza pragmatica. Sono stati ridotti a 8, ciascuno dei quali lungo dieci/venti righe. Per poterli presentare in aula era necessario un tempo tra i 7 e i 17 minuti complessivi. Da 803 a 8 si era arrivati dopo una trattativa tra eletti di M5s e governo: erano state date ampie garanzie.
Una volta che sul suo tavolo è arrivata la delibera ufficiale che cancellava 795 emendamenti proposti dalla più grossa forza di opposizione parlamentare, lasciandone soltanto 8, Enrico Letta si è consultato con Alfano e alla fine ha dichiarato e ha fatto dichiarare a Dario Franceschini, che questo decreto del fare è talmente importante che non si può correre il rischio di rimanere ingabbiati nelle pastoie dell'iter parlamentare; di conseguenza, nel nome della responsabilità nazionale -perchè noi siamo al servizio del paese- sul decreto del fare chiederemo la fiducia alla Camera, cancellando quindi automaticamente ogni emendamento ed evitando perdite di tempo per inutili discussioni bizantine. Noi qui lavoriamo.
Fine.
Se la Democrazia Cristiana si fosse comportata così nel 1973 nei confronti di 8 emendamenti proposti dal PCI, sarebbero scesi in piazza i sindacati, ci sarebbe stato uno sciopero generale a tutti i livelli, e alla fine sarebbe stata costretta, almeno, a discuterne in aula.
In questo "decreto del fare" ci sono pagine e pagine di parole ampollose, vuote e inutili.
E' meglio che dica ciò che, secondo me, NON c'è:
1). Non esiste nessun dispositivo, norma, progetto, legge, che dichiari e garantisca che verrà rispettato il decreto del precedente governo Monti, varato lo scorso aprile, che annunciava l'immediato pagamento di 40 miliardi di euro alle aziende PMI creditrici, alcune delle quali in attesa di essere saldate da 30 mesi. Ci si rimette a Saccomanni.
2). Non esiste nessun dispositivo, norma, progetto, legge, che prenda atto e parli dell'esistenza della povertà in Italia, e si occupi dello stato di indigenza di quasi 10 milioni di italiani, proponendo uno straccio di idea che vada a migliorare le esistenze di questi nostri concittadini di un angolo, di un grammo o di un euro. Nulla.
3). Non esiste nessun dispositivo, norma, progetto, legge, che parli di investimenti da parte dello Stato al fine di produrre lavoro e occupazione e quindi mostrando e dimostrando come avviene e si verifica la ripresa.
4). Non esiste neppure menzione sull'annoso problema dell'Iva, poichè "come stabilito la decisione è stata rinviata al 15 settembre".
5). Non esiste neppure menzione sulla spada di Damocle dell'aumento dell'Iva al 22% poichè "come stabilito la decisione è stata rinviata al 1 ottobre".
6). Non viene neppure menzionata, e quindi non sottoposta all'attenzione pubblica, la necessità di varare un piano di sostegno socio-economico relativo alla costituzione del varo di un piano preventivo del reddito di cittadinanza per cercare di arginare, contenere, affrontare l'enorme disagio sociale che esploderà il prossimo autunno.
7). Non esiste nessun dispositivo, norma, Legge, che abbatta gli esorbitanti costi della burocrazia statale, della politica istituzionale, tesa ad arginare la voragine dei conti pubblici che aumenteranno.
8). Non esiste nessun riferimento alla necessità impellente di varare una nuova Legge elettorale "poichè è stato precedentemente stabilito di affidare un mandato di esplorazione costitutiva a uno specifico comitato di saggi, composto da 38 membri, che dovranno esprimersi in materia entro e non oltre il 3o novembre del 2014".
9). Non esiste nessun riferimento, dispositivo, norma, Legge, che affronti la necessità inderogabile di affrontare in sede parlamentare ed esecutiva la gestione del sistema bancario italiano.
10). Non esiste neppure un riferimento nè un'analisi, nè un dato nè una informazione, relativa ai 2.356 enti statali inutili che assorbono ogni anno la spesa corrente di circa 40 miliardi di euro, senza produrre alcun risultato, alcun effetto, nessuna soluzione, se non per gli assunti e le loro famiglie.
11). Non esiste nessun dispositivo, riferimento, norma, Legge che vari un "piano Lavoro" al fine di aggredire la malapianta della disoccupazione.
12). Non esiste nessun dispositivo, riferimento, norma, Legge che affronti il problema del costo esorbitante dello Stato (circa 3 miliardi di euro all'anno) derivante dalla sovvenzioni nei confronti dell'editoria, della comunicazione mediatica, di enti culturali che esistono soltanto sulla carta.
13). Non esiste nessun dispositivo, riferimento, norma, Legge che affronti e si occupi del sistema turistico-alberghiero dell'Italia, considerandolo un settore strategico e trainante dell'economia nazionale.
Gli 8 emendamenti di M5s parlavano, invece, di tutto ciò.
L'obiettivo degli eletti consisteva nell'inchiodare tutti i deputati alle loro singole responsabilità dinanzi al paese. Costringere i deputati di ogni partito a spiegare in aula dinanzi al paese perchè non vogliono varare un reddito di cittadinanza, perchè non vogliono abolire le fondazioni bancarie, perchè non vogliono dividere il sistema bancario tra banche d'affari speculative e banche commerciali creditizie, perchè non vogliono neppure intaccare il problema della disoccupazione, perchè non vogliono investire risorse dello Stato per rilanciare l'economia, perchè non si vogliono occupare dell'esistenza della povertà, perchè non vogliono investire nel turismo, nella cultura, nell'istruzione.
Su tutto ciò, ci sarà soltanto un macabro silenzio.
"Il mio governo si distinguerà per il fatto che non procederà, come gli altri governi che mi hanno preceduto, a suon di fiducia, perchè la trasparenza e il dibattito in aula sarà il motore principale del mio esecutivo".
Così, aveva dichiarato Enrico Letta presentando il suo governo il giorno della sua nascita.