tonino ha scritto:Convengo perche me lo dite voi che ci lavorate che possono esserci sanzioni e punizioni ma non ditemi che vivete con quella spada di Damocle sulla testa!
Una cosa simile al discorso precedente si applica alle sanzioni e i licenziamenti.
In base alle amministrazioni e sopratutto ai dirigenti: o fioccano a pioggia (il più delle volte finiscono nel nulla, con risarcimenti al dipendente... come è capitato a me... ma il dirigente preferisce essere troppo zelante, piuttosto che rischiare lui di stare a casa accusato di omissione di atti d'ufficio che qualche sindacato -o utente- può muovergli contro), oppure non vengono fatti nemmeno se ti metti a fare un bunga-bunga con delle ballerine brasiliane allo sportello del pubblico!
Ovviamente la maggior parte dei casi sono riscontrabili nei casi intermedi ai due estremi.
Ma la gente percepisce poco di questo, è insofferente e quando legge sul giornale che una lettera ha impiegato 10 mesi a fare Milano-Torino, pensa che tutta la corrispondenza viaggi con quei ritardi (oltretutto considerando che le Poste sono SpA private da MOLTI anni).
Oppure se va ad uno sportello e solo dopo 2 ore è il suo turno di parlare con l'impiegato, si imbufalisce con lui e gli da del fannullone scansafatiche.
Il problema è che se hai più di 100 persone per ogni singolo sportello... mi spieghi come fai a fare solo 10 minuti di fila? Anche in banca hanno lo stesso problema, ma la gente non la sento lamentarsi della fila. Come mai? Anche quando chiami un idraulico, questo o viene subito (facendosi pagare cifre astronomiche), oppure, se non lo avvisi che è urgente, si fa vivo dopo 3 mesi e 10 solleciti telefonici. Eppure anche qua nessuno dice che gli idraulici sono fannulloni.
L'unica cosa su cui posso essere d'accordo è che nel pubblico il “fiato sul collo” del padrone si sente meno (attenzione, non ho detto che non c'è... ma che l'impiegato ne è meno soggetto), per cui se ti fai 10 ore di lavoro al giorno, prima o poi ti vengono pagate o scambiate con riposi (perchè non ci sono fondi per pagarle), mentre nel privato, spesso si da per scontato che le 1-2-3 ore in più al giorno siano “dovute” al padrone, che non caccia una lira.
Ma questo comportamento non è che sia il pubblico a sbagliare, ma è una degenerazione del privato.
Su queste incomprensioni Brunetta e Soci hanno fatto leva. Dicendo che il lavoro pubblico è privilegiato: hanno orari fissi e non fanno straordinari, hanno basse produttività, tempi di attesa lunghi, troppe assenze, etc.
Ma se entri nel merito scopri che non è il pubblico privilegiato... applicano semplicemente lo statuto dei lavoratori, che oramai è disapplicato “de facto” nel privato

:
- I licenziamenti vengono portati avanti solo per gravissimi motivi (nel privato uno lo si lascia a casa solo perchè non ti sta simpatico). A volte c'è la degenerazione di un dipendente che non viene neppure sospeso nonostante abbia adescato delle minorenni (ma qua c'è il problema che finchè una sentenza non è definitiva NON puoi applicare sanzioni disciplinari... per cui il giornalista ci va a nozze, ma spesso è la legge che lega le mani all'amministrazione).
- Lo straordinario non viene pagato e quindi non viene concesso, altro che richiesto! (nel privato devi farti 1-2-3 ore in più al giorno, magari anche il sabato e te le liquidano forfettariamente con 100 euro in più al mese, invece che 600!

)
- La produttività è più bassa... in alcuni casi è verissimo, ma c'è da considerare che non c'è la possibilità di adottare gli ultimi ritrovati tecnologici per migliorarla (se nel privato serve un nuovo computer o un archiviatore elettro-meccanico, il giorno dopo c'è l'installatore in sede e viene pagato TOT... nel pubblico, tra bandi, appalti & C. può passare anche più di 1 anno... se ci sono i fondi per pagarlo TOTx5

).
- Le file allo sportello, dipendono dagli utenti. A Milano ci sono solo 8 sedi INPS contro 1.167 sedi bancarie. Che file ci sarebbero agli sportelli, se le banche fossero solo 8?
- Le assenze dei dipendenti pubblici poi fu la ciliegina sulla torta. Brunetta diceva nel 2008 che il pubblico aveva il 30% di assenteismo in più rispetto al privato e che grazie al suo decreto anti-fannulloni, c'era stata una drastica riduzione delle assenze.
Ma come ha fatto questi calcoli? Ha considerato che nel privato la maternità è “caldamente sconsigliata”?
Nel suo documento esplicativo della vittoria contro la mala-amministrazione (pagina 17, disponibile nel sito del suo ministero) svelava il sistema di calcolo per il pubblico impiego: nelle assenze dell'anno prima aveva conteggiato malattia, maternità, permessi sindacali, permessi personali, corsi di formazione, etc, etc. Mente nella statistica delle assenza dopo l'applicazione del suo decreto aveva escluso dal calcolo alcune cosete come le assenze per maternità e i permessi sindacali.
Ora dato che una maternità dura svariati mesi (e nel pubblico i figli si fanno, non sono “scoraggiati” con lettere di licenziamento in bianco) e un distacco sindacale può durare anche l'intero anno... capisci anche tu che sbandierare una riduzione del 50% delle assenze, senza considerare questi due fattori, sia un po' un presa per i fondelli del cittadino... cittadino che però veniva comunque istigato contro il pubblico. Per quale motivo?
Domandiamoci perchè per combattere l'assenteismo nel pubblico, Brunetta toglie al dipendente la paga dei giorni che sta a casa in malattia, il che vuol dire che chi ha patologie croniche, o debba fare terapie salvavita, etc, si ritrova con lo stipendio ridotto anche del 30% o più

.
Ricordo che il decreto anti-fannulloni è stato accolto con un plauso da tutti (cittadini, sindacati, etc)... tutti al bar a dire: “finalmente, anche loro lavoreranno”. Nessuno a difendere un ammalato vero che si ritrova segregato in casa e senza stipendio. Alla faccia dell'eguaglianza costituzionale e della tutela dei diritti dei lavoratori.
Scopriamo dove volevano andare a parare con queste assurdità grazie al caso di Pomigliano, dove gettano la maschera. Pensa bene a che cosa è successo?
Sdoganata la malattia senza indennità nel pubblico impieggo, ecco che Marchionne subito la estende nel privato.
Era incostituzionale che le due categorie di cittadini fossero così discriminate... ma invece di reintegrare la malattia nella busta paga pubblica, l'ha fatta togliere a quella dei privati. E una volta che lo fa la FIAT, per il resto delle aziende private si apre un pista da seguire a spron battuto. Nei prossimi rinnovi di categoria... che sorpresina rischiano di trovarsi i vari addetti del tessile, del chimico, del metalmeccanico, del commercio, etc?
