Dott. Antonio La Morgese
I cani hanno un’anima?
Antonio Lamorgese
I cani hanno un’anima? Chi non se l’è mai domandato, almeno una volta, soprattutto tra chi li ama, li ha avuti o li ha. Ma che cos’è l’anima? Se si intende come facoltà o essenza in cui si riconosce intelligenza, passione, sensibilità, comunicativa, affettività, una personalità distinta con suoi vizi e virtù e le sue propensioni, penso proprio che nessuno abbia dubbi in questo caso: i cani, almeno i propri, hanno un’anima! Se, invece, ci rifacciamo alle varie tradizioni culturali, religiose, filosofiche, teologiche le cose si fanno più complicate.
Nei pitagorici l’anima è la “armonia “ tra i vari elementi del corpo, viene ammessa la metempsicosi, ossia la trasmigrazione delle anime in altri corpi, di uomo, di animale o di pianta (una tale dottrina risulta, anche se con modalità non necessariamente coincidenti, comune alle antiche religioni indiane, ai misteri orfici, ad alcuni altri filosofi greci, come Empedocle, Platone, i neoplatonici). L’induismo ritiene che l’anima degli animali sopravviva alla morte e che si reincarni, più e più volte, per evolversi, anche in specie diverse per arrivare, evolvendo, anche in un corpo umano. Per Platone l’anima è un ente immateriale e immortale, coincidente con la mente o ragione (“nus”), in questo caso è propria solo dell’uomo, accentua il dualismo anima-corpo, ammette la reincarnazione; Aristotele definisce l’anima come “forma” o principio animatore e organizzatore del corpo (“entelechia”) e distingue l’anima vegetativa (presente in tutti gli essere viventi) dalla sensitiva (propria del regno animale). Questi ultimi concetti furono compiutamente elaborati dal doctor angelicus nel medioevo, san Tommaso d’Aquino, che, nel caso degli animali, riteneva che l’anima, a differenza di quella umana, non sopravvivesse alla morte. Invero nell’ambito della cristianità la questione dell’anima degli animali è stata spesso dibattuta, da teologi e santi, tra questi ultimi troviamo san Bernardo di Chiaravalle che chiama “spirito” l’anima degli animali. San Giovanni Crisostomo, il grande esegeta di san Paolo, riprendendo gli scritti dell’Apostolo delle Genti, parla dell’immortalità dell’anima degli animali, mentre san Giustino afferma che l’anima dell’uomo appartiene alla stessa natura di quella del cavallo e dell’asino. Che dire di san Francesco d’Assisi che riconosceva un legame di fratellanza con tutte le creature della terra. In età romana, l’enciclopedico Lucrezio Caro diceva che gli uomini sono differenti dagli animali solo nella forma fisica. Uno dei padri della scienza moderna, Cartesio (Descartes), riteneva l’animale vivente come un automa (un “ben congegnato meccanismo ad orologeria”), incapace, però, di sentimenti. Leibnitz, invece, sosteneva che le anime degli animali fossero imperiture.
Nell’età moderna, alla critica negativa del concetto dell’anima si è accompagnata la progressiva formazione del concetto dell’Io come autocoscienza (attività creatrice di sé e di quei valori ideali, estetici, morali, religiosi), e le varie scuole materialiste e gli evoluzionisti hanno interpretato la realtà in chiave meccanicistica o deterministica. Lo stesso C. Darwin mostrò nei suoi scritti una forma di stima per il cane, parlando della sua affettività verso l’uomo, che si è evoluta in istinto nel corso di secoli, e della formazione di una coscienza come evento concatenante e necessario, quasi fatale, non parlando, però, mai chiaramente dell’anima.
Vi sono diverse analogie filogenetiche e fisiologiche tra uomo e cane. Dal punto di vista evolutivo ciò che più differenzia il cervello del cane da quello dell’uomo è il modesto sviluppo dei lobi frontali e la modesta quantità di massa grigia contenuta nella scatola cranica. Gran parte del cervello del cane riguarda l’attività sensoriale e di riconoscimento, mentre molto poco di esso è usato per l’associazione di idee. Ogni emisfero anteriormente presenta il rinoencefalo, con funzione di elaborazione, delle informazioni provenienti dai nervi olfattori. Nel cervello del cane, la zona responsabile del senso dell’olfatto ha un numero di cellule nervose che è 40 volte superiore a quello presente nella stessa zona del cervello umano. Inoltre, il rinoencefalo è parte integrante del sistema limbico, conosciuto anche come circuito di Papez. Il sistema limbico, che governa la sfera del sonno, è in questa specie, ben sviluppato come nella nostra: ciò determina la capacità anche nel cane di sognare e rilassarsi attraverso l’attività cerebrale delle onde beta. Il sistema limbico, è parte in causa negli stati emotivi e comportamentali, e i suoi rapporti con l’ipotalamo, determinano risposte sia comportamentali (modificazioni della psiche, della personalità, della memoria, della capacità di pensare, delle emozioni, ecc.) che di regolazione degli organi interni. Infatti, al sistema limbico arrivano impulsi olfattivi, viscerali, orali, sessuali, e ancora, afferenze ottiche, acustiche, e esterocettive. Comprendere il funzionamento neurologico del cervello del cane però non è sufficiente a spiegare la sua intelligenza e le sue virtù. Il nostro cane non sarà in grado di capire concetti astratti, ma è sicuramente in grado di fare delle associazioni, tramite le quali apprende. Il cervello del cane è un grande centro di controllo di stimoli e risposte, ma non lo dobbiamo considerare come un insieme di funzioni statiche, al contrario, è in grado di essere molto più plastico di quanto possiamo pensare, motivo per cui non tutti i cani rispondono di fronte allo stesso stimolo allo stesso modo, manifestando, altresì una propria distinta personalità.
Cos’è che differenzia soprattutto l’uomo dal cane, la capacità di discernimento del bene e del male e la facoltà di scegliere deliberatamente, quindi la coscienza del sé? La capacità di discernimento e il libero arbitrio sono propriamente caratteristiche dell’anima o del cervello? Allora, in un uomo cerebroleso che manca di discernimento l’anima … È un rebus.
La fisica quantistica attuale conferma che nulla si distrugge, ma tutto si trasforma, in ragione ai vari stati frequenziali della materia. La materia e le varie forze fisiche sono caratterizzate da frequenze vibratorie. Se ammettiamo e crediamo che l’anima ovvero il soffio vitale divino o spirito o psiche o pneuma può essere reso anche come suono (=vibrazione) trasmesso da Dio, come possiamo pensare che possa estinguersi?
Malgrado ciò, l’umanità, ma anche la massa dei cinofili, non ha fatto grandi progressi in termini di cultura del rispetto nei confronti dei cani e spesso si arrabatta in idee confuse e poco equilibrate, con eccessi in un senso o in quello opposto, ora ammettendo un’arrogante supremazia su di essi, negando di accordar loro dei diritti che limitano i nostri, ora, addirittura, idolatrandoli.
Mi piace, infine, concludere questa breve, certo non esaustiva, riflessione con una frase di Victor Hugo: “Fissa lo sguardo del tuo cane e poi osa affermare che gli animali non hanno un’anima.”
http://www.ilcontadodelmolise.com/it/ra ... rgese.html