Le faziosita' di un clone
Inviato: lun mag 31, 22:50:11
Tratto dal Bog del piu' faziosio simpatizzante di Israele, peccato che questo provocatore dimentichi che il tutto e' avvenuto in acque internazionali.
Lo scenario: navi turche con aiuti umanitari al largo di Gaza.
Israele decide che non possono forzare l'embargo: dai tunnel al confine con l'Egitto passano già abbastanza rifornimenti per Hamas per permettere che, come nei giorni dell'operazione "Piombo Fuso" entri altro ancora.
Non è cosa nuova che le stesse organizzazioni cosidette umanitarie permettano di nascondere assieme a cibo, vestiario e medicine, realmente necessari per la popolazione palestinese sfinita, anche armi, munizioni ed esplosivi.
Il timore è concreto: la Turchia, normalmente un paese a maggioranza islamica amico di Israele, con l'avvento di Erdogan ha mostrato un preoccupante avvicinamento all'Iran degli ayatollah.
Per il raid viene usata una unità di elite dell'IDF: Shayetet 13, gli incursori della marina israeliana, armati di armi lunghe non letali e di pistole semiautomatiche da usare solo per difesa.
Il bilancio: 4 soldati israeliani gravemente feriti, 15 morti tra i cosidetti pacifisti.
Dal resoconto di oggi di Ron Ben Yshai, giornalista di Ynet, uno dei giornali a più ampia diffusione in Israele Shayetet 13 è caduto in un agguato.
I cosidetti pacifisti non hanno posto resistenza passiva, non si sono opposti all'azione militare con le parole o con le bandiere della pace.
Erano ben muniti di mazze, bastoni, spranghe, coltelli. Che hanno usato con efficacia sui soldati israeliani.
Che alla fine, vistisi in pericolo, hanno sparato per difendersi.
La riprova che qualcosa di strano è accaduto solo su quella nave, e che effettivamente i soldati israeliani sono stati costretti a sparare per autodifesa, è contenuta nel fatto che anche le altre 5 navi della flotta "umanitaria" sono state arrembate dall'IDF, ma li i pacifinti non hanno messo in atto reazioni violente e di conseguenza non è successo nulla, ne morti ne feriti.
Ma chi se lo ricorderà?
Chi, in questo mondo di media asservito alle convenienze ed ai soldi arabi, scriverà realmente cosa è successo veramente?
Chi scriverà della realtà israeliana, di un paese assediato, unica democrazia mediorientale, da le teocrazie e le dittature arabe?
Chi si indignerà, come faceva Igor Mann giornalista filopalestinese ma pur sempre giornalista di talento, dell'uso che gli Arabi fanno della disperazione dei Palestinesi?
Temo che la risposta sia: Nessuno.
Nessuno si indignerà fino a che non toccherà a noi quello che sta toccando ad Israele. Fino a che il nostro modo di vivere, di pensare, di scrivere e persino di credere nel divino non verrà messo in pericolo.
Ed allora sarà troppo tardi.
A coronamento di questa notizia luttuosa, una intervista dell'On. Fiamma Nirenstein al giornale L'Occidentale, che indirizza nella giusta maniera le responsabilità:
intervista a Fiamma Nirenstein di Alma Pantaleo
L'Occidentale, 31 Maggio 2010
Sale la tensione in Israele, dopo la notizia dell'attacco ad una nave che portava aiuti umanitari alla striscia di Gaza. L'assalto, avvenuto nella notte, dopo che il convoglio aveva forzato il blocco navale imposto dallo stato israeliano a Gaza, ha provocato la morte di 19 attivisti filo-palestinesi e il ferimento di 26 persone, tra cui alcuni soldati israeliani. La flotta umanitaria era guidata da una nave battente bandiera turca, che si dirigeva verso Gaza dalle acque internazionali al largo di Cipro. Abbiamo fatto qualche domanda sull'accaduto all'On. Fiamma Nirenstein, Vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari.
Onorevole Nirenstein, qual è stata la dinamica della reazione da parte di Israele?
C’è stata una provocazione terribile nei confronti di Israele. Parliamo di un gruppo di attivisti, in parte violenti, che andavano ad aiutare Hamas, l’organizzazione terroristica che domina Gaza e che ha giurato di distruggere Israele e di uccidere tutti gli ebrei. Il problema è che la gente a bordo delle navi ha risposto con la violenza agli Israeliani che cercavano di fermarli. Anche al Jazeera ha mostrato chiaramente come alcuni degli attivisti delle Ong sono immediatamente saltati addosso ai militari con delle mazze d’acciaio e con dei pugnali. È chiaro che poi i soldati hanno risposto.
Si può ipotizzare che a bordo ci fossero delle armi, in fondo in passato si sono già verificati degli episodi del genere?
Ancora non si sa bene cosa sia successo, non si sa se dentro le navi ci fossero delle armi. Si sa soltanto che i soldati israeliani hanno cercato di fermare queste navi e che immediatamente, per quello che dice la radio israeliana e sulla base delle fotografie che abbiamo a disposizione, quelli che erano sulle navi hanno reagito in modo aggressivo. Tenga conto che il governo israeliano aveva chiesto al convoglio di entrare nelle acque territoriali israeliane per un controllo (dopo le verifiche, gli israeliani avrebbero inviato gli aiuti da uno dei valichi, ndr).
L'effetto è stato di 19 morti...
È un peccato, mi dispiace per coloro che hanno perso la vita. Ci sono stati anche parecchi soldati israeliani feriti, di cui uno grave, pugnalato al petto e diversi altri colpiti anche da armi da fuoco. Mi sembra un comportamento abbastanza strano per dei pacifisti.
Qual è stato il ruolo della Turchia?
Un paese sovrano come la Turchia doveva guardarsi bene dal favorire una spedizione di questo tipo.
Come influirà l’incidente sui "proximity talks"?
La questione è gravissima e influirà pesantemente su tutti i rapporti attualmente in corso. Non si può condurre una provocazione del genere contro Israele senza aspettarsi una reazione. Come pure dovremo aspettarci fortissime reazioni dai Paesi arabi, penso a quello che sta già accadendo in queste ore in Turchia, o alle dichiarazioni già rilasciate dai leader dell’Anp. E' probabile che ci sarà un’interruzione del dialogo o anche l’insorgenza di nuove violenze, a questo punto tutto può succedere.
Su chi ricadono le responsabilità di quanto è accaduto?
Le responsabilità sono tutte quante della Turchia che ha permesso che si organizzasse una spedizione come questa, diretta verso le coste di Gaza, un luogo dominato da terroristi e da dove vengono lanciati missili e attacchi terroristici contro Israele.
Catherine Ashton ha chiesto a Israele di aprire immediatamente un'inchiesta.
L’inchiesta ci deve essere e di certo ci sarà. Si dovrà capire quello che è accaduto da parte dei soldati israeliani ma si dovrà anche capire cosa c’era dentro quelle navi, chi erano le persone a bordo e come mai erano armati di coltelli e di spranghe d’acciaio.
Uno degli organizzatori italiani della "Flottiglia per Gaza" ha definito Israele "una belva del Mediterraneo" e ha parlato di "sionismo impazzito".
La vera pazzia mi sembra la sua. Le belve sono quelle che se la prendono con Israele dal 1948, un Paese pacifico, florido e che porta soltanto benessere e democrazia e tutti i Paesi che si trovano intorno, circondato com'è dalle forze islamiste che vogliono distruggerlo. Israele è un Paese come tutti gli altri, che ha diritto di vivere in pace ma che gli viene negata ormai da troppi anni.
Lo scenario: navi turche con aiuti umanitari al largo di Gaza.
Israele decide che non possono forzare l'embargo: dai tunnel al confine con l'Egitto passano già abbastanza rifornimenti per Hamas per permettere che, come nei giorni dell'operazione "Piombo Fuso" entri altro ancora.
Non è cosa nuova che le stesse organizzazioni cosidette umanitarie permettano di nascondere assieme a cibo, vestiario e medicine, realmente necessari per la popolazione palestinese sfinita, anche armi, munizioni ed esplosivi.
Il timore è concreto: la Turchia, normalmente un paese a maggioranza islamica amico di Israele, con l'avvento di Erdogan ha mostrato un preoccupante avvicinamento all'Iran degli ayatollah.
Per il raid viene usata una unità di elite dell'IDF: Shayetet 13, gli incursori della marina israeliana, armati di armi lunghe non letali e di pistole semiautomatiche da usare solo per difesa.
Il bilancio: 4 soldati israeliani gravemente feriti, 15 morti tra i cosidetti pacifisti.
Dal resoconto di oggi di Ron Ben Yshai, giornalista di Ynet, uno dei giornali a più ampia diffusione in Israele Shayetet 13 è caduto in un agguato.
I cosidetti pacifisti non hanno posto resistenza passiva, non si sono opposti all'azione militare con le parole o con le bandiere della pace.
Erano ben muniti di mazze, bastoni, spranghe, coltelli. Che hanno usato con efficacia sui soldati israeliani.
Che alla fine, vistisi in pericolo, hanno sparato per difendersi.
La riprova che qualcosa di strano è accaduto solo su quella nave, e che effettivamente i soldati israeliani sono stati costretti a sparare per autodifesa, è contenuta nel fatto che anche le altre 5 navi della flotta "umanitaria" sono state arrembate dall'IDF, ma li i pacifinti non hanno messo in atto reazioni violente e di conseguenza non è successo nulla, ne morti ne feriti.
Ma chi se lo ricorderà?
Chi, in questo mondo di media asservito alle convenienze ed ai soldi arabi, scriverà realmente cosa è successo veramente?
Chi scriverà della realtà israeliana, di un paese assediato, unica democrazia mediorientale, da le teocrazie e le dittature arabe?
Chi si indignerà, come faceva Igor Mann giornalista filopalestinese ma pur sempre giornalista di talento, dell'uso che gli Arabi fanno della disperazione dei Palestinesi?
Temo che la risposta sia: Nessuno.
Nessuno si indignerà fino a che non toccherà a noi quello che sta toccando ad Israele. Fino a che il nostro modo di vivere, di pensare, di scrivere e persino di credere nel divino non verrà messo in pericolo.
Ed allora sarà troppo tardi.
A coronamento di questa notizia luttuosa, una intervista dell'On. Fiamma Nirenstein al giornale L'Occidentale, che indirizza nella giusta maniera le responsabilità:
intervista a Fiamma Nirenstein di Alma Pantaleo
L'Occidentale, 31 Maggio 2010
Sale la tensione in Israele, dopo la notizia dell'attacco ad una nave che portava aiuti umanitari alla striscia di Gaza. L'assalto, avvenuto nella notte, dopo che il convoglio aveva forzato il blocco navale imposto dallo stato israeliano a Gaza, ha provocato la morte di 19 attivisti filo-palestinesi e il ferimento di 26 persone, tra cui alcuni soldati israeliani. La flotta umanitaria era guidata da una nave battente bandiera turca, che si dirigeva verso Gaza dalle acque internazionali al largo di Cipro. Abbiamo fatto qualche domanda sull'accaduto all'On. Fiamma Nirenstein, Vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari.
Onorevole Nirenstein, qual è stata la dinamica della reazione da parte di Israele?
C’è stata una provocazione terribile nei confronti di Israele. Parliamo di un gruppo di attivisti, in parte violenti, che andavano ad aiutare Hamas, l’organizzazione terroristica che domina Gaza e che ha giurato di distruggere Israele e di uccidere tutti gli ebrei. Il problema è che la gente a bordo delle navi ha risposto con la violenza agli Israeliani che cercavano di fermarli. Anche al Jazeera ha mostrato chiaramente come alcuni degli attivisti delle Ong sono immediatamente saltati addosso ai militari con delle mazze d’acciaio e con dei pugnali. È chiaro che poi i soldati hanno risposto.
Si può ipotizzare che a bordo ci fossero delle armi, in fondo in passato si sono già verificati degli episodi del genere?
Ancora non si sa bene cosa sia successo, non si sa se dentro le navi ci fossero delle armi. Si sa soltanto che i soldati israeliani hanno cercato di fermare queste navi e che immediatamente, per quello che dice la radio israeliana e sulla base delle fotografie che abbiamo a disposizione, quelli che erano sulle navi hanno reagito in modo aggressivo. Tenga conto che il governo israeliano aveva chiesto al convoglio di entrare nelle acque territoriali israeliane per un controllo (dopo le verifiche, gli israeliani avrebbero inviato gli aiuti da uno dei valichi, ndr).
L'effetto è stato di 19 morti...
È un peccato, mi dispiace per coloro che hanno perso la vita. Ci sono stati anche parecchi soldati israeliani feriti, di cui uno grave, pugnalato al petto e diversi altri colpiti anche da armi da fuoco. Mi sembra un comportamento abbastanza strano per dei pacifisti.
Qual è stato il ruolo della Turchia?
Un paese sovrano come la Turchia doveva guardarsi bene dal favorire una spedizione di questo tipo.
Come influirà l’incidente sui "proximity talks"?
La questione è gravissima e influirà pesantemente su tutti i rapporti attualmente in corso. Non si può condurre una provocazione del genere contro Israele senza aspettarsi una reazione. Come pure dovremo aspettarci fortissime reazioni dai Paesi arabi, penso a quello che sta già accadendo in queste ore in Turchia, o alle dichiarazioni già rilasciate dai leader dell’Anp. E' probabile che ci sarà un’interruzione del dialogo o anche l’insorgenza di nuove violenze, a questo punto tutto può succedere.
Su chi ricadono le responsabilità di quanto è accaduto?
Le responsabilità sono tutte quante della Turchia che ha permesso che si organizzasse una spedizione come questa, diretta verso le coste di Gaza, un luogo dominato da terroristi e da dove vengono lanciati missili e attacchi terroristici contro Israele.
Catherine Ashton ha chiesto a Israele di aprire immediatamente un'inchiesta.
L’inchiesta ci deve essere e di certo ci sarà. Si dovrà capire quello che è accaduto da parte dei soldati israeliani ma si dovrà anche capire cosa c’era dentro quelle navi, chi erano le persone a bordo e come mai erano armati di coltelli e di spranghe d’acciaio.
Uno degli organizzatori italiani della "Flottiglia per Gaza" ha definito Israele "una belva del Mediterraneo" e ha parlato di "sionismo impazzito".
La vera pazzia mi sembra la sua. Le belve sono quelle che se la prendono con Israele dal 1948, un Paese pacifico, florido e che porta soltanto benessere e democrazia e tutti i Paesi che si trovano intorno, circondato com'è dalle forze islamiste che vogliono distruggerlo. Israele è un Paese come tutti gli altri, che ha diritto di vivere in pace ma che gli viene negata ormai da troppi anni.
