La ragione in questi numeri: il fabbisogno di posti in carcere è di 140 mila anni uomo, se ne liberano meno di 6 mila; e nei centri di identificazione dei clandestini ne servono 33 volte la disponibilità.
La parola problema e la parola soluzione sembrano proprio due compagni inseparabili. Quando diciamo che c?è un problema, siamo portati a credere che esista anche la sua soluzione. Che possano esistere problemi che non hanno soluzione è qualcosa che tendiamo ad accettare solo in matematica, e anche li? ci abbiamo messo parecchio tempo a farcene una ragione: sembra che Pitagora non si desse pace all?idea che il lato di un quadrato e la sua diagonale avessero due lunghezze incommensurabili. Il problema era questo: se il lato ha una certa lunghezza L, e la diagonale una lunghezza D, come faccio a trovare una frazione (ossia una coppia di numeri n e m) tale che n/m sia esattamente eguale a D/L? fu Euclide, un paio di secoli dopo, a scoprire che il problema era insolubile, perché il rapporto fra diagonale e lato di un quadrato non è un numero razionale, ma è il numero irrazionale2^1/2 (ecco perché ancora oggi diciamo radice quadrata).
Nella vita politica e sociale la maggior parte dei problemi sono risolvibili, almeno in linea di principio, o nelle speranze della gente.
Quando arriva una malattia, speriamo che prima o poi si troverà il farmaco per sconfiggerla. Se ci dicono che la terra si sta riscaldando, diamo per scontato che ci siano dei modi per evitarlo. Quando la disoccupazione aumenta, pensiamo che ci siano politiche che possono ridurla o farla tornare a livelli accettabili. Molto meno preparati siamo all?idea che ci siano problemi importanti ma senza soluzione, come il problema che angustiava Pitagora. E invece ce ne sono. Forse il principale è quello della sicurezza in Italia.
Cosa significherebbe risolvere il problema della sicurezza? Non certo mettere in galera tutti coloro che commettono reati, per sbaglio o per professione. Quasi tutti commettiamo prima o poi qualche reato, ed i criminali di professione sono cosi? tanti che nessun paese (nemmeno i più severi) è mai riuscito ad eliminarli dalla vita sociale.
Una ragionevole definizione di soluzione potrebbe invece essere questa: far rispettare la legge nei casi in cui viene scoperta una sua violazione. In concreto questo significherebbe due cose: a) chi è condannato sconta la pena che il giudice gli ha comminato; b) chi è privo di permesso di soggiorno viene almeno identificato. Ebbene, se adottiamo questa modesta definizione di sicurezza, è facile dimostrare che essa è semplicemente irraggiungibile, quale che sia il colore politico o la determinazione di un governo. Per capire come mai basta fare qualche piccolo calcolo.
Cominciamo con la certezza della pena: le persone condannate ad una pena detentiva ogni anno in Italia sono oltre 133 mila (ultimo dato disponibile),la lunghezza media della pena è di poco superiore a 1 anno (1,06), quindi il fabbisogno annuo di posti in carcere è di oltre 140 mila anni uomo (133 x 1,06).
A fronte di questo fabbisogno i posti in carcere che si liberano ogni anno sono meno di 6 mila, in quanto i detenuti veri e propri (con condanne definitive) sono circa 27 mila e la loro pena residua è di 5 anni scarsi (27.000/4,7=5.745). in breve il fabbisogno annuo di posti è 25 volte la disponibilità.
Passiamo ora all?identificazione degli irregolari. Le stime del numero di clandestini in Italia oscilla fra 500 mila ed 1 milione. Il flusso annuo di nuovi immigrati irregolari è valutato in circa 200 mila unità. I posti nei Cie (centri di identificazione ed espulsione) sono meno di 1500 e, dal momento che con la nuova legge la permanenza massima è stata portata da 2 a 6 mesi, non liberano più di 6 mila posti l?anno (assumendo una permanenza media di soli 3 mesi). In breve, il fabbisogno annuo di posti è circa 33 volte la disponibilità.
A fronte di questo rapporto fra fabbisogno e capacità i piani edilizi del governo restano tuttora largamente inattuati e comunque del tutto insufficienti, come è inevitabile quando i numeri sono quelli che abbiamo visto. Quindi, rassegniamoci, il problema della sicurezza è come quello della diagonale del quadrato.
Luca Ricolfi (da panorama)
Sicurezza, problema insolubile
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Re: Sicurezza, problema insolubile
mi pare che anche nel nostro piccolo se possiamo evadere.......io evado spesso.....con le natashe......... 
Comunista è qualcuno che legge Marx e Lenin. Anticomunista è qualcuno che li capisce.
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Re: Sicurezza, problema insolubile
Attento a quello che dici il nemico ti ascoltaradioamerica ha scritto:mi pare che anche nel nostro piccolo se possiamo evadere.......io evado spesso.....con le natashe.........
Tutti finocchi con il culo degli altri
